11/3/2010 (7:0)
Povero Milan, il Manchester avanza
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| La delusione di Beckham. L'Old Trafford lo ha applaudito |
Rossoneri in partita dieci minuti,
poi prendono quattro gol. Incubo
dei quarti senza un club italiano
MARCO ANSALDO
INVIATO A MANCHESTER
Tutti a casa. C’era da aspettarselo dopo la sconfitta di S. Siro, ma nella propria missione impossibile il Milan poteva almeno non perdere la faccia come invece ha fatto col 4-0 quasi fosse una squadretta di cui si coglievano i confusi balbettii. Puniti ancora una volta da uno strepitoso Rooney, che quando li vede segna gol a coppie (e meno male che la sua presenza era in dubbio), i rossoneri hanno incassato una lezione durissima che si spiega solo in parte con le assenze. Non ha funzionato nulla, quando il Manchester ha deciso di premere sull’acceleratore lo ha fatto senza problemi, con la tecnica e la corsa: alla fine se l’è cavata solo Beckham che è entrato sul 3-0 ma nella passerella ha raccolto applausi fragorosi dalla sua gente e ha impegnato Van der Sar nella parata più difficile con un gran tiro al volo. Ora non resta che l’Inter per vedere un’italiana nei quarti.
I segnali negativi erano già arrivati in mattinata quando a sorpresa si bloccava Nesta con un ginocchio gonfio e la difesa perdeva il perno più importante. Il forfait di Antonini scombinava ulteriormente i piani di Leonardo, costretto a spostare al centro Bonera (infortunatosi poi anche lui e sostituito nella ripresa) e inserire Abate nel clima di Old Trafford. L’esclusione iniziale di Beckham colpiva soltanto gli inglesi che pregustavano il filmone del suo ritorno a casa, per la prima volta dopo aver lasciato Manchester nel 2003: per il Milan, atteso da una prova terribile, non c’era l’esigenza di giocarsela con i melodrammi dovendo già pensare a farlo contro un avversario più forte e avvantaggiato dal 3-2 di San Siro. In teoria con Flamini il centrocampo era più protetto e più energico di quanto sarebbe stato con l’inglese, tuttavia non bastava a ribaltare la sconfitta di San Siro. Il Milan commetteva due errori.
Il primo: permettere al Manchester di arrivare con troppa facilità a ridosso dell’area per cercare il tiro o il cross e questo dipendeva dal fatto che le tre punte (Ronaldinho, Borriello, Huntelaar) non si sognavano di inseguire l’avversario diretto come faceva, con più umiltà, Rooney. Il secondo: non sfruttare le palle gol che capitavano tra il 9’ e il 10’ a Ronaldinho e Huntelaar. Il brasiliano colpiva bene di testa su punizione di Pirlo deviata da Nani, ma la palla usciva di un niente con Van der Sar spiazzato. Huntelaar invece si impauriva sul lancio perfetto di Thiago Silva e anziché calciare al volo da pochi passi cercava l’improbabile controllo, ovviamente sbagliandolo. Sarebbe stata (forse) un’altra partita. Invece ci siamo sorbiti il copione più banale: il Manchester passava in vantaggio, poi difendeva un vantaggio ormai enorme. Nella storia della Coppa Campioni una sola volta la squadra battuta all’andata in casa propria ha recuperato la qualificazione in trasferta: fu quando l’Ajax in semifinale vinse ad Atene contro il Panathinaikos, dopo lo 0-1 di Amsterdam, nell’edizione poi persa ai rigori con la Juve. Che il Milan sfatasse il tabù con 3 gol a Old Trafford era un’impresa impraticabile persino con un ricorso al Tar.
Leonardo progettava un avvio in attacco, il volpone Ferguson però gli rubava l’idea. I primi minuti erano puro Manchester, Gary Neville veniva riesumato per bloccare Ronaldinho ma non si accontentava e spingeva come un ossesso, ignorato dal dentone. Rooney era l’unica punta ma bastava, Park dietro di lui soffocava Pirlo e ripartiva. Se il Milan aveva due occasioni nette ma casuali, l’azione degli inglesi era organica e studiata. E quando Neville (toh...) metteva in mezzo la palla buona, Rooney prendeva il tempo di testa a Bonera come aveva già fatto a San Siro. Al 13’ i giochi erano decisi, al Manchester bastava controllare la situazione con Ronaldinho che cercava qualche assist poi spegnendosi, Borriello nascosto e Huntelaar così disgraziato da far levare il coro pro-Inzaghi dai tifosi milanisti. La moltiplicazione delle punte che piace a Berlusconi si è rivelata un fallimento. Il primo tempo non offriva di più mentre la ripresa calava definitivamente il sipario dopo il raddoppio di Rooney, bravissimo sull’assist di Nani, e la replica di Park. Il Milan scombiccherato, con Ambrosini arretrato al centro della difesa, aveva già deposto nell’animo le armi. Così arrivava pure il gol di Fletcher, mentre il pubblico inscenava con sciarpe verde e oro (anche Beckham ne indossava una) la protesta contro i proprietari americani del club. Incredibile, con questa squadra. Ancora Beckham sintetizzava la disfatta: «Per fortuna la prossima volta Rooney sarà dalla mia parte, in Nazionale».