10/3/2010 (8:2)
Persi in "Lost" , il serial
che non riesce a finire
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| Foto di gruppo per la sesta edizione di "Lost" |
Gli autori: forse non potremo svelare tutti i misteri
ANDREA SCANZI
ROMA
Lost in Lost. Persi in un mondo di smarriti. Va bene se è lo stato d'animo degli spettatori della serie più famosa del mondo, un po' meno se - ad apparire lost in Lost - sono gli sceneggiatori stessi. La sesta stagione, che chiuderà la mitica saga, è in onda su Fox (stasera la sesta puntata). Gli ascolti sono buoni, i mugugni in Rete no. La storia è sempre più improbabile. Gli sceneggiatori sembrano essersi incartati, smarrendo la differenza tra suspense e gran casino. L'ultima puntata è prevista il 23 maggio negli Usa, ma già si pensa a una exit strategy di tipo mercantile. Un Lost 2 con attori diversi (come per 90210), un film, un dvd con le scene tagliate, un parco giochi. Oppure una neverending story alla Star Trek, magari traghettata da JJ Abrams, creatore di Lost e regista dell'ultimo Star Trek. Damon Lindelof e Carlton Cuse, produttori esecutivi, vogliono una chiusura definitiva; Disney e Abc mirano a declinare la serie all'infinito, sfruttando la gallina dalle uova d'oro.
Lost attinge di per sé alla sfera del fantastico. E' una serie piena di rimandi, messaggi cifrati, metafore. Se le prime due stagioni erano incentrate sull'introspezione psicologica dei superstiti del volo Oceanic 815, caduti in un'isola magica e terribile, quelle successive hanno accentuato le implicazioni misteriche. Il flashback non bastava ecco così i flashforward, i salti in avanti (che avrebbero poi ispirato un serial omonimo). A fine quarta serie, addirittura, l'isola scompare. Benjamin Linus, il personaggio più in chiaroscuro, ne sposta l'asse, utilizzando una leva nascosta in una cripta. L'isola vaga nello spazio, i personaggi nel tempo.
Nel frattempo i superstiti si sono divisi. Chi è tornato (quasi) suo malgrado a casa, chi è ostaggio del fluttuare dell'isola. Nella quinta stagione i naufraghi si ricongiungono, sfruttando un altro disastro aereo. Tornati sull'isola, scoprono che è tornata indietro di trent'anni, al tempo dell'Operazione Dharma. Stremato dal moltiplicarsi di vicende, Jack Shepherd - il "leader" buono - tenta l'ultima mossa: far esplodere l'isola con una bomba all'idrogeno, nella speranza che il botto resetti tutto e permetta al volo Oceanic 815, sei anni prima, di non cadere. Azzerando tutte le esperienze provocate dall'isola.
Così si chiudeva la quinta stagione. Ce n'era già in abbastanza per un mal di testa fulminante, ma in qualche modo la struttura reggeva. La domanda, durante l'anno di lavorazione della Season 6, era: come faranno gli sceneggiatori, in soli 16 episodi, a dare un epilogo compiuto a una serie così straordinaria (in tutti i sensi)? Bene (anzi male): forse non ce la faranno. Lo hanno ammesso anche loro al Washington Post, dicendo che «per motivi di tempo non potremo svelare tutti i misteri».
La sesta stagione è caratterizzata dall'ultima frontiera della narrazione lostiana: i flash-sideways. Ovvero i mondi paralleli. Da una parte ci sono i personaggi che lottano nell'isola, dall'altra gli stessi personaggi che sono regolarmente atterrati a Los Angeles (come se la bomba all'idrogeno avesse sortito il suo effetto). Solo che, nell'aereo, i passeggeri sono cambiati. A bordo c'è ad esempio Desmond, che nelle prime stagioni aveva - involontariamente - provocato il disastro aereo. Figure morte cinquanta e più episodi prima, tornano in vita. John Locke è di nuovo paralizzato. Kate è ancora latitante, Sawyer ancora truffatore, Claire ancora incinta.
E nell'isola? Non ci si capisce più nulla. Sono comparsi nuovi «Altri», capeggiati da un improbabile samurai. Locke è morto e le sue fattezze sono state prese dal Male, che si traveste da fumo nero per uccidere i nemici. Sayid è morto e poi risorto dopo il bagno in una fonte battesimale (ma forse ora è «corrotto»). Variazioni e domande si affastellano, all'insegna di un ossessivo jumping the shark, «cavalcare lo squalo», ovvero il coprire la mancanza di ispirazione con colpi di scena.
Come ne usciranno? Le due realtà parallele si ricongiungeranno? Lost rischia di chiudersi con il più beffardo dei paradossi: una serie geniale - e cervellotica - al punto da aver fatto perdere la bussola persino agli autori. Vittime della loro stessa creatura.