11/3/2010 (7:20) - RETROSCENA
Anche Bossi arruolato
per l'ultima battaglia
Umberto Bossi
condividi  twitter
Fini: no alla piazza.
Ma il leader leghista ci sarà
AMEDEO LA MATTINA
ROMA
Le truppe sono spiazzate, scoraggiate, frastornate. Non sono nemmeno galvanizzati dalla discesa in campo di Berlusconi, che ha indossato l’elmetto di capopopolo e capopartito (oggi addirittura partecipa a una riunione di quadri e dirigenti del Pdl di Roma e provincia). Per far capire l’aria che tira tra i parlamentari della maggioranza, ieri pomeriggio alla Camera girava la seguente gag sarcastica sul caos liste e sulla squadra del Cavaliere. «Ma lo sai che il Milan ha perso a tavolino la partita con il Manchester?», dice un deputato al collega. «No, e come mai?». «Leonardo non ha presentato all’arbitro la lista dei giocatori».

Con il morale sotto i tacchi e soli dieci giorni a disposizione, le truppe dovranno riempire l’enorme piazza San Giovanni. Per non parlare poi della confusione delle date: il 20 o il 21 marzo? In entrambi i casi c’è il rischio ingorgo perché il 20 nella capitale è già prevista la manifestazione del Forum del Movimento per l’Acqua che si mobilita contro le privatizzazioni; il 21 si corre la Maratona di Roma. «Ma come è possibile - dicevano sempre i buontemponi della battuta sul Milan - che il sindaco Alemanno, che è stato il responsabile oggettivo del casino delle liste, non sapesse di queste due altre manifestazioni?».

In questo incartamento del centrodestra c’è un aspetto più pesante e politico. Umberto Bossi non sembra felice di dover mandare i suoi candidati-governatori sul palco di piazza San Giovanni per manifestare vicinanza e solidarietà agli elettori laziali e ai dirigenti locali del Pdl che hanno commesso il pasticciaccio romano. Quando gli hanno chiesto se la Lega ci sarà, ha risposto scocciato di aspettare l’invito di Berlusconi. «La Lega è una carta pesante. Potrebbe essere perfino troppo pesante, anche se Berlusconi ha ragione a preoccuparsi perché fanno le elezioni senza un partito come il suo. Però la Lega deve ancora valutare, soppesare bene». Tra l’altro, fanno notare i leghisti, non è cosa da poco togliere ai candidati l’ultimo fine settimana di campagna elettorale. Portare poi il popolo leghista con i pullman a Roma è un’impresa titanica. In serata però, dopo una telefonata del premier, Bossi ha confermato che ci sarà. «Non abbandoniamo Berlusconi».

Gianfranco Fini, ovviamente, non ci sarà: non si è mai visto in piazza un presidente della Camera. Ma almeno condivide l’iniziativa? «Non le dico cosa penso di questa domanda solo perché lei è una signora...», è stata la sua risposta a una giornalista. La terza carica dello Stato è d’accordo a fare la manifestazione, ma la sua preoccupazione è che i toni siamo dirompenti, che il premier vada giù duro contro i magistrati. E un assaggio lo ha dato ieri alla conferenza stampa quando il Cavaliere, oltre a prendersela con «la sinistra antidemocratica e meschina», ha accusato i magistrati dell’ufficio elettorale di «non aver ristabilito l’ordine», di avere tenuto fuori i rappresentanti del Pdl, disegnando «una linea in terra, larga un centimetro, mai definita prima». Insomma, a Fini una manifestazione di protesta non piace e allora sono stati i coordinatori a spiegare che sarà «squisitamente di proposta: saranno presenti insieme a Berlusconi i 13 candidati governatori che si impegneranno a realizzare alcuni punti programmatici in sinergia con il «governo del fare». In effetti lo aveva precisato lo stesso premier “bucolico” in conferenza stampa. «Chiameremo a un patto i nostri candidati perché si impegnino sul piano casa e per piantare milioni di alberi». Rimarrà però il leit-motiv principale, cioè scendere in piazza per difendere la democrazia e il diritto al voto. Berlusconi deve radicalizzare lo scontro per recuperare il danno e i consensi persi. Recuperare quegli 800 mila voti della lista Pdl che non c’è a Roma e dirottarli sulla lista Polverini quasi sconosciuta.

Un lavoro da far tremare le vene ai polsi, ma il premier ha accettato la sfida. E questo, dicono i berlusconiani, mentre gli altri (leggi Fini) fanno le «belle fighe». «O ci salva San Silvio - spiega Osvaldo Napoli - o qui siamo spacciati. Una parte di An lo critica e si differenza ma poi chiedono soccorso al premier».
ULTIMI ARTICOLI
PUBBLICITA'
LASTAMPA LIBRERIA
+ Vai a LaStampa Libreria
SPAZIO DEL LETTORE
BLOG!  tutti i blog
ANGOLO DEI GIORNALISTI

Oltretevere

Giacomo Galeazzi
Ticket per il viaggio

Centro Messaggi

Valerio Mariani
Vodafone Lab tutto nuovo

Il villaggio (quasi) globale

Mimmo Cándito
(IN LUTTO) Deputato e dirett...
PUBBLICITA'
Fai di LaStampa la tua homepage P.I.00486620016 Copyright 2010 Per la pubblicità Scrivi alla redazione Gerenza Dati societari Aiuto