12/3/2010 (8:0) - ANCORA UNA SVOLTA NEL GIALLO
Emanuela Orlandi, altri due indagati
Emanuela Orlandi scomparsa il 28 giugno 1983
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Erano legati al boss De Pedis
ROMA
Si delineano con maggior chiarezza ruoli e circostanze dietro la sparizione di Emanuela Orlandi, la figlia di un impiegato del Vaticano della quale non si sa più nulla dal 28 giugno 1983.

Dopo la notizia di un primo indagato, Sergio Virtù, indicato come l’autista di Enrico «Renatino» De Pedis, il boss della Banda della Magliana ucciso a Roma il 2 febbraio 1990, oggi la scoperta di altri due nomi finiti nel registro degli indagati: Angelo Cassani, 49 anni detto «Ciletto», e Gianfranco Cerboni, 47 anni noto come «Giggetto».

L’ipotesi di reato presa in esame nei loro confronti, così come per Virtù, è quella di sequestro di persona a scopo di estorsione aggravato dalla minore età e dalla morte dell’ostaggio.

Secondo quanto accertato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Simona Maisto, «Ciletto» e «Giggetto» avrebbero pedinato Emanuela Orlandi e, forse, proceduto materialmente al sequestro. Entrambi, con diversi precedenti penali alle spalle e tuttora a piede libero, sono stati interrogati oggi ed hanno respinto le accuse. Cerboni ha anche negato di essere soprannominato «Giggetto».

Secondo l’ipotesi di lavoro degli inquirenti, i due non facevano parte della Banda della Magliana, ma gravitavano intorno al boss Giorgio Paradisi, morto nel 2006 per tumore, e già braccio operativo di De Pedis. Facevano parte, insieme con una terza persona che deve ancora essere identificata, di una sorta di gruppo di manovali al servizio di Paradisi.

A loro gli inquirenti sono risaliti tramite le dichiarazioni della supertestimone Sabrina Minardi, ex amante di De Pedis, e di vari collaboratori di giustizia. Cassani e Cerboni hanno ammesso oggi di aver conosciuto Paradisi negli anni Ottanta, ma ribadito di non aver avuto nulla a che vedere con il caso Orlandi.

Intanto i legali dei familiari di De Pedis, Maurilio Prioreschi e Lorenzo Radogna, alla luce delle notizie trapelate sugli sviluppi dell’inchiesta giudiziaria, si sono rivolti ai giornalisti per domandare come mai la Minardi «se è così attendibile come ritiene la Procura di Roma non sia stata ancora iscritta a registro indagati, avendo la stessa confessato di aver partecipato quantomeno al presunto sequestro».
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